Commento del Libro dei Re della Verità

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Commento del Libro dei Re della Verità 2018-08-05T12:24:21+00:00

Il Commento del Libro dei Re della Verità (Hashieh bar Haqq-ol Haqqaieq, 1967) contiene la spiegazione di alcuni termini ed espressioni presenti nel poema epico Il Libro dei Re della Verità (Shahnameh-ye Haqqiqat), scritto da Hadj Nematollah Mokri Jeyhunabadi, il padre di Ostad Elahi. Il Libro dei Re della Verità fu composto nell’arco di quaranta giorni: Ostad Elahi racconta come suo padre camminasse avanti e indietro per la stanza dettando i quindicimila versi che costituiscono il poema, mentre lui stesso li trascriveva rapidamente.

Il Libro dei Re della Verità riporta la storia delle religioni da una prospettiva spirituale, le biografie e il rango di profeti e santi, nonché di figure importanti della storia dell’umanità, il tutto nella prospettiva unica di Haji Nematollah, che mette in evidenza lo scopo dell’universo e il processo di perfezionamento spirituale degli esseri. L’opera descrive, soprattutto attraverso il racconto del succedersi delle manifestazioni dell’Essenza divina e dei Suoi rappresentanti, come questi siano venuti sulla Terra in ogni epoca con lo scopo di guidare l’umanità. Nell’ultima parte dell’opera, Hadj Nematollah fa cenno anche alla sua vocazione spirituale.

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Ostad Elahi spiega e chiarisce anche  il significato di alcuni elementi della complessa terminologia, e delle interpretazioni poetiche contenute nell’opera di suo padre, comprese alcune apparenti ambiguità riguardanti gli eventi storici, il concetto di manifestazione divina e, in generale, i paradossi che potrebbero essere colti nel testo. Il Commento tende a dimostrare soprattutto che Il Libro dei Re della Verità non è una raccolta di leggende ma fa piuttosto riferimento a realtà spirituali in forma allegorica.

Estratti

Il concetto di uguaglianza nella Creazione dal punto di vista del Creatore

[I versi dal 1129 al 1149 del Libro dei Re della Verità, descrivono la creazione dei diversi generi di anime, definite luminose, tenebrose ed ignee. Ostad Elahi confuta qui l’interpretazione deterministica di questo passaggio:]In generale, dal punto di vista del Creatore, i diversi livelli della creazione divina assomigliano ai diversi colori (che si tratti di bianco, di nero, di verde, di rosso, di blu, di giallo, ecc.) e ognuno esiste allo stesso livello e occupa lo stesso grado. La combinazione di questi colori, tuttavia, dà luogo alla formazione di una varietà di disegni e dipinti colorati che avranno ognuno una loro qualità e un effetto specifico su chi li osserva…

Allo stesso modo, se una medicina può sembrare amara e sgradevole per un malato mentre un veleno mortale può ipoteticamente apparirgli dolce, non ci si potrà basare sul senso del gusto del malato per effettuare una diagnosi affidabile e precisa. Inoltre, se anche vi sono disparità nel valore delle cose, dovute ai gusti e alle convenzioni umane, (l’oro, l’argento, il rame, il ferro, le pietre preziose, una roccia comune, ecc.), si tratta tuttavia di valutazioni che non hanno nulla di essenziale, dal momento che tali cose sono intrinsecamente uguali dal punto di vista della loro natura e delle loro proprietà. Ecco perché vi sono oggetti che si possono realizzare con il ferro, il rame o la pietra, per esempio, e che non si possono fare con l’oro, l’argento o le gemme. Lo stesso vale per tutto il resto del creato.

Allo stesso modo, se certi fattori – come l’ereditarietà, l’alimentazione, l’ambiente, le pulsioni dell’io imperioso, le circostanze che caratterizzano una certa epoca o un certo luogo, ecc. – possono spingere qualcuno a commettere un atto o degli atti contrari alle prescrizioni religiose ed etiche, agli imperativi della propria coscienza, alle norme sociali o anche alle considerazioni razionali, tali atti non hanno alcun rapporto con l’essenza originale della propria sostanza o natura primordiale, e non dovrebbero portare ad errate conclusioni che implicano la questione del determinismo e del libero arbitrio. In termini più chiari, Dio Onnipotente, Creatore di tutte le creature, Artigiano e Signore di tutti gli esseri, non ha mai creato il male in nessuna delle sue creature, tanto che non è possibile attribuire le azioni negative alla natura intrinseca di esse. Sulla base di tale principio, la causa di ogni atto negativo o degli atti compiuti da un “agente”, non andrebbe ricercata nella divina provvidenza o nell’origine della creazione, ma piuttosto nei fattori sopra menzionati e nell’assecondare le pulsioni dell’io imperioso.

Pertanto, se le predette anime tenebrose e ignee … agiranno in conformità allo scopo per il quale sono state create, non daranno mai luogo ad alcuna conseguenza negativa o indesiderabile. Infatti, come si può usare uno strumento tagliente per fini leciti – per esempio, per operare l’organo malato di un paziente o per rimuovere un tessuto incancrenito – si può usare quello stesso strumento per commettere intenzionalmente degli atti riprovevoli, come assassinare un essere innocente. In entrambi i casi, l’azione della persona-agente non ha niente a che vedere con quella dell’Artigiano Divino.

La creazione degli esseri umani a partire dall’argilla

[I versi che vanno dal 1533 al 1627 de Il Libro dei Re della Verità trattano della creazione dell’uomo a partire dall’“argilla gialla” e dall’“argilla nera”. Ostad Elahi chiarisce questi concetti nel modo seguente]:Abbiamo spesso ricordato che l’intero universo e la creazione di tutti gli esseri si basano sul principio di causalità. Allo stesso tempo, anche la scienza ci dimostra che gli oggetti e gli esseri vengono all’esistenza attraverso l’interazione di due nature opposte, o di un polo negativo e di un polo positivo … Conformemente alle provvidenziali leggi della natura, gli esseri umani sono stati formati da due poli, positivo e negativo: luce e oscurità, o in altre parole, rispettivamente “argilla gialla” e “argilla nera”. Ora, allo stesso modo in cui è necessario il contrasto di due colori opposti (per esempio il bianco e il nero) perché un disegno sia visibile sulla carta, o è necessaria l’interazione di un filo metallico negativo e di uno positivo per generare elettricità, ugualmente, finché l’anima trasparente e sottile non si unisce al corpo denso e opaco, non vi sarà né vita né percezione. Di conseguenza, la metafora dell’“argilla gialla” è simile per analogia all’anima celeste immateriale che proviene dal mondo spirituale, mentre la metafora dell’“argilla nera” è simile per analogia all’io imperioso con le sue passioni, che origina dalla materia del mondo fisico. La loro unione non soltanto genera la vita e la percezione, ma è anche all’origine delle azioni positive o negative dell’umanità.