La Rinuncia alla Rinuncia

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La Rinuncia alla Rinuncia 2018-01-20T12:34:50+00:00

Con una svolta radicale nello stile di vita e nella mentalità, Ostad Elahi ha rinunciato al suo modo di vivere precedente, è uscito dal bel giardino di suo padre e ha conosciuto la vita in seno alla società, per porre le basi del suo futuro pensiero. Entrato nella pubblica amministrazione, ha lavorato per il Ministero della Giustizia per quasi trent’anni, raggiungendo la più alta carica prevista nella magistratura. Quando decise di accettare un incarico governativo, tagliò i suoi lunghi capelli e sostituì le sue vesti bianche con giacca e cravatta, indossate dai dignitari. Questa audace iniziativa, necessario culmine di un lungo percorso in cui riflessioni profonde unite a ispirazioni spirituali erano fermentate giungendo a piena maturazione, ebbe un valore profondamente simbolico ed emozionale.

Uno sguardo più ravvicinato alla vita di Ostad Elahi rivela che, anche quando fece il suo ingresso in società, egli non smise mai, nemmeno per un istante, di essere consapevole della Fonte, allo stesso modo di quando viveva in isolamento, né fu mai interiormente influenzato dalla mentalità e dai valori dominanti. Come sua abitudine, osservava le leggi spirituali, morali e quelle dello Stato in maniera rigorosa. Preferendo la contentezza divina ad ogni altra cosa, egli rimaneva indifferente ai modelli convenzionali e perseguiva la linea di condotta che lo avrebbe guidato verso la contentezza divina. In virtù di questa forza interiore, egli era in grado di essere al di sopra delle prove e delle difficoltà della vita quotidiana, senza alcuna paura per le avversità, l’opposizione e le minacce che si trovò a fronteggiare. Tali avversità e minacce, talvolta erano la conseguenza dei suoi verdetti giudiziari, contrari ai desideri e agli interessi dei clan influenti del luogo, e a volte accelerarono il suo trasferimento ad altra sede prima del tempo.

L’evoluzione del suo pensiero, durante quegli anni, confermò che l’educazione e lo sviluppo dell’anima non dovessero essere appannaggio di una spiritualità riservata a pochi eletti disgiunti dal contesto generale della società. Le sue scoperte sul mondo spirituale, risultato di anni di ascetismo, contemplazione e pratica, insieme alla sua ininterrotta ricerca teologica e filosofica, lo spinsero a introdurre un metodo innovativo, che trascendesse la razza, il colore e il genere; una spiritualità che fosse accessibile a tutti, al di là delle culture e del background di ognuno, e che potesse resistere alla prova del tempo e concentrarsi solo sulla Verità pura, al di là di ogni considerazione religiosa esoterica o rituale.

La Verità consiste nel sapere chi siamo, da dove veniamo, quali siano i nostri doveri qui sulla terra e dove sia la nostra destinazione finale. Per raggiungere la Verità, bisogna fare di queste domande l’oggetto della propria ricerca, e provare a comprenderle attraverso la pratica.

La ricerca della verità – qualcosa di cui suo padre gli aveva dato un assaggio durante i solitari ritiri che avevano scandito la sua infanzia e la sua adolescenza – arrivò a compiersi, sottoponendosi alle più difficili sperimentazioni, attraverso una varietà di situazioni e numerosi alti e bassi. Nel fare queste esperienze, egli arrivò a individuare un metodo che mise a disposizione di tutti i ricercatori interessati. Questo approccio innovativo è a un tempo facile e difficile: facile, in quanto bisogna vivere una vita in società normale e attiva, e veramente difficile in quanto non si dovrebbe venirne influenzati negativamente. Avendo superato in prima persona i numerosi ostacoli della vita quotidiana, nelle sue opere egli ha tracciato una mappa accurata per affrontare questo viaggio, includendo tutte le curve e le svolte che si trovano lungo il percorso.

Quando cominciò a lavorare nell’amministrazione pubblica, celò a tal punto il suo rango spirituale che, fatta eccezione per pochi amici intimi che lo amavano e lo rispettavano incondizionatamente, nessuno sospettava che egli fosse molto diverso dagli altri, tranne per il fatto che non veniva mai meno ai suoi princípi etici o alla sua forte inclinazione umanitaria. I più lo conoscevano come un giudice onesto e integro, un padre comprensivo e rispettoso, una persona dignitosa e musicista esperto, o come un amico intimo e sincero. In realtà, più si perfezionava dentro di sé più teneva celate le dimensioni della sua personalità spirituale. Durante tutta la sua vita, nessuno è stato in grado di scoprire la vastità della sua dimensione spirituale, tranne i pochi allievi a lui molto vicini.

Ostad Elahi vedeva l’insieme della creazione come un’unità coesa, che era stata portata all’esistenza per benevolenza e giustizia. La sua esperienza e le sue osservazioni personali conducono a una filosofia la cui completezza la rende indipendente da ogni credenza, cultura, razza o nazionalità, mentre i suoi metodi semplici e pratici la rendono facilmente adattabile alla vita delle persone, in qualsiasi parte del mondo.