Intervista a Bahram Elahi, MD

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Intervista a Bahram Elahi, MD 2018-01-20T18:50:32+00:00

Intervista al Professor Bahram Elahi, MD, figlio di Ostad Elahi, in occasione della pubblicazione del suo libro intitolato Fondements de la Spiritualité Naturelle (apparsa nel L’Etre et l’esprit, dicembre 1997).

Bahram Elahi, nella sua opera Fondements de la spiritualité naturelle, lei descrive un approccio alla spiritualità rivoluzionario in rapporto al modo in cui questa è spesso percepita al giorno d’oggi. Potrebbe riassumerci che cos’è per lei la spiritualità?

La spiritualità è la conoscenza che permette all’uomo di raggiungere la propria perfezione, vale a dire, quello stato in cui è realizzata la sua natura primordiale. In qualche modo, la si può considerare una scienza sperimentale completa che ci può condurre alla giusta conoscenza dei nostri diritti e dei nostri doveri, e che, a mio parere, è la chiave di ogni autentica spiritualità. In quest’ottica, la spiritualità dovrebbe essere affrontata con spirito scientifico. Come in qualsiasi scienza sperimentale, si tratta quindi di imparare passo dopo passo, di comprendere, di praticare, di affrontare delle prove, di “assorbire” e di “assimilare” e, così, di progredire sino alla conoscenza totale del proprio “sé” e delle leggi che ne determinano il divenire. Beninteso questo processo non si ferma alla morte del corpo fisico, che è solo uno strumento provvisorio, anche se del tutto necessario, per costruire le basi del nostro sviluppo.

Se parliamo di “spiritualità naturale”, è perché la spiritualità può portare l’essere umano al suo ultimo fine solo se questa è adattata alla sua natura reale e alle sue vere necessità spirituali. Come il corpo, anche l’anima umana ha bisogno di nutrimento. Ma, così come esistono dei cibi che sono nocivi per il corpo, vi sono anche dei nutrimenti spirituali che sono velenosi. Per esempio, se mettiamo in pratica un principio divino falsificato o se crediamo in un principio che non è di origine divina, avveleniamo il nostro io metafisico. Quindi, ciò che conta è conoscere una spiritualità atta a nutrire in modo sano lo spirito degli uomini in modo tale da assicurare a quello spirito una maturazione progressiva e una crescita naturale. È a questo bisogno che risponde la spiritualità naturale insegnandoci i principi divini originali adatti alla natura del nostro io reale.

Questi principi, si riassumono in alcune regole apparentemente molto semplici che non implicano alcuna adesione ad una particolare dottrina spirituale o religiosa. Lottare contro i propri punti deboli fino ad arrivare a stabilire un equilibrio perfetto fra eccesso e difetto (la perfezione). Avere costantemente presente nello spirito il Creatore (benevolo ed educatore) e in ogni cosa volere essere in accordo con Lui. Decidere di dire e di agire bene con gli altri, il che implica il rispetto del diritto altrui. Applicare i principi fondamentali dell’etica e della religione perché sono questi a generare l’ordine e la pace nelle società. Stabilire un equilibrio fra la nostra vita spirituale e la nostra vita materiale, il che significa vivere in società e con la società facendoci noi stessi carico, con il nostro lavoro, della nostra vita materiale.

In questo processo di perfezionamento, qual è l’utilità della fede in Dio?

Abbiamo appena detto che la spiritualità ha la funzione di sviluppare armoniosamente lo spirito dell’uomo perché possa realizzare la sua natura primordiale e arrivare alla sua perfezione.

In questo processo, la fede, innanzitutto, è indispensabile per darci la motivazione a svilupparci. La fede, infatti, può essere definita come un’attrazione verso la trascendenza, verso il divino. Di conseguenza, più abbiamo fede, più siamo attratti da questa trascendenza e più vogliamo svilupparci. Tuttavia, essendo di origine metafisica, solo l’energia metafisica che emana dal Dio vero può favorire questo sviluppo. E per captare questa energia metafisica, dobbiamo praticare la meditazione naturale, vale a dire considerare in ogni istante che Dio è presente e sforzarci in permanenza di agire conformemente alla Sua contentezza. È la conoscenza dei principi di base e poi la loro applicazione nelle innumerevoli situazioni e nei casi complessi nei quali la vita ci mette a confronto che ci darà, a poco a poco, l’esperienza di quello che, ogni volta, accontenta Dio.

Nella spiritualità la fede è ugualmente necessaria per farci trovare l’insegnamento adatto a uno sviluppo armonioso della nostra dimensione spirituale. Infatti, nonostante il Creatore si sia imposto il dovere di tendere sempre la fune della Guida sulla terra, allo stesso modo esistono delle forze tentatrici che anch’esse tendono la loro fune. In che modo possiamo distinguere la vera fune dalle altre? Qua, di nuovo, solo la fede può permetterci di afferrare la fune buona, quella che ci permetterà di uscire dal “baratro” nel quale ci troviamo attualmente, per condurci alla perfezione.

Attenzione, però, quando parliamo di fede, intendiamo una fede pura e sincera nel Dio vero – vale a dire, in Dio così com’è veramente e non come Lo immaginiamo noi. In effetti, se la nostra fede non è sincera, o se abbiamo fede in un Dio falso, in realtà perdiamo i benefici della fede.

Gli esseri umani, per crescere e svilupparsi, hanno bisogno di ciò che definiamo la luce e il calore divini. La luce divina corrisponde al sapere divino, vale a dire alle prescrizioni di origine divina la cui comprensione e assimilazione, tramite la loro messa in pratica nella vita quotidiana, sono indispensabili allo sviluppo dell’uomo. Il calore è l’amore che proviamo per il nostro Creatore, che genera in noi la motivazione necessaria per praticare quei principi fino a nutrircene. Ora, per captare naturalmente la luce e il calore divini, nelle giuste proporzioni, ovvero né troppo né poco, è indispensabile avere fede in Dio.

In realtà, la fede in Dio è indispensabile in tutte le tappe del cammino e del lavoro spirituale. Essa costituisce una solida barriera contro gli elementi patogeni che minacciano in ogni momento di attaccare l’anima e di indebolirla. Essa interviene anche in modo massiccio nel processo che porta l’uomo a dominare i propri punti deboli. Permette, infatti, di neutralizzare gli effetti secondari (quali, ad esempio, la creazione di complessi) generati dalla lotta contro un punto debole; inoltre è sempre lei ad attirare l’aiuto divino senza il quale è impossibile dominare in modo duraturo un punto debole, o di cancellarlo definitivamente. Pertanto, la fede sincera nel Dio vero si presenta come il vero pilastro del perfezionamento spirituale.

Lei sembra attribuire un’importanza particolare alla pratica della spiritualità nel quotidiano. Concretamente che cosa significa? 

Tradizionalmente la spiritualità è stata spesso percepita come un’attività ai margini della società. Di fatto, al contrario, non vi è contraddizione fra spiritualità e vita sociale. Se la spiritualità ha per scopo il perfezionamento dell’anima, dov’è che si possono sviluppare meglio dentro di sé le qualità positive della umanità se non nel confronto continuo con i propri simili, ovvero, conducendo una vita attiva nella e con la società? Da questo punto di vista tutto diventa spirituale e non si ha più bisogno di dedicare alla spiritualità un luogo e un tempo particolari, a condizione che in tutte le cose e in tutti i luoghi si tenga conto del punto di vista spirituale e ci si sforzi nel quotidiano di pensare e di agire secondo i principi spirituali naturali.

La spiritualità nel quotidiano vuol dire, innanzitutto, non sentirsi mai soli, non sentirsi mai abbandonati a noi stessi, avere costantemente il Creatore presente nello spirito e in ogni cosa volere essere in accordo con Lui.

La meditazione naturale, che dovrebbe accompagnare tutti gli atti della nostra vita, crea dentro di noi una energia positiva, che ci motiva e ci mobilita. Essa sviluppa una attenzione su di noi e sugli altri, una fiducia in noi stessi e in Dio e ci procura sicurezza e serenità interiori. Essa amplia e approfondisce il nostro campo percettivo e a poco a poco ci porta alla comprensione dei nostri interrogativi.

La spiritualità nel quotidiano è anche sforzarsi di continuo, sia nel lavoro, che in famiglia, e comunque con chiunque, a rispettare i diritti dell’altro, vale a dire volere per l’altro ciò che si vuole per sé, ma saper anche difendere i propri diritti se e quando è necessario.

La spiritualità nel quotidiano significa comprendere che il male non è tale per creazione e che la sua esistenza dipende dalle disfunzioni degli esseri responsabili come l’uomo. A partire da questo, si capisce che è nostro dovere lottare contro il male, ma che non è giusto guardare gli uomini nel male e volere per loro il male. È allora che il perdono può avere senso e che si imparano la tolleranza e la compassione.

La spiritualità nel quotidiano in realtà è tutta la spiritualità, perché è nella quotidianità che la si può praticare e assimilare, avendo una attenzione costante su se stessi, sugli altri e sul Creatore.